C’è una parola che descrive la scelta — forzata ma non solo — di abbandonare il proprio luogo di origine per motivi legati al proprio orientamento sessuale e/o identità di genere: in inglese è sexile, in spagnolo sexilio. In italiano… non c’è: ma la versione spagnola rende bene l’idea anche nella nostra lingua, non ti sembra?
Questo pezzo è un estratto del numero 119 di Ojalá, la mia newsletter sulle parole che accolgono, pungono e trasformano. Un appuntamento settimanale che abbraccia comunicazione inclusiva e accessibile, storie variopinte e un pizzico di salsa brava. Iscriviti per riceverla ogni lunedì.
(L’immagine di copertina è un frame di Sexilio, spot di J&B del 2022, filmato da Eduardo Casanova — che ha anche girato un documentario sul sexilio dalle zone rurali spagnole. Trovi lo spot, insieme a molti altri a tema LGBTQIA+, nella biblioteca digitale di Ojalá.)
Cos’è il sexilio
La parola inglese sexile viene introdotta intorno al 1997 dal sociologo di origine portoricana Manolo Guzmán che studiava le migrazioni forzate degli uomini gay portoricani verso le grandi città degli Stati Uniti. Il sociologo definiva il fenomeno come «l’esilio di chi ha dovuto lasciare la propria nazione d’origine per via del suo orientamento sessuale».
L’associazione con l’etimologia dell’esilio (exile in inglese, exilio in spagnolo) era efficace per segnalare il processo di rottura involontaria con il luogo di provenienza. Il richiamo all’esilio amplificava le dimensioni emotive e personali dell’emigrazione coatta, dell’abbandono di una realtà ostile nei confronti della diversità sessuale e affettiva, per stabilirsi in ambienti percepiti come più accoglienti e rispettosi.
La radice sex, invece, specificava che la causa di questa migrazione era strettamente legata all’orientamento sessuale.
Negli anni, con l’aumento delle ricerche sul tema in ambito accademico, governativo e associativo, il concetto di sexile si è espanso per includere i tanti fattori che portano all’abbandono del luogo di residenza da parte delle persone LGTBQIA+
Oggi il termine si usa in modo più generico per riferirsi alle migrazioni motivate non solo dall’orientamento sessuale ma anche dall’identità di genere, e per studiare i processi di migrazione interna oltre che quelli transnazionali delle persone LGBTQIA+.
La prima ricerca spagnola sul sexilio
Lo scorso settembre, la FELGTBI+ (Federación Estatal de lesbianas, gais, trans, bisexuales, intersexuales y más) spagnola ha pubblicato la prima ricerca dedicata al fenomeno del sexilio. Si tratta di una ricerca piccola, per la verità, che ha coinvolto 800 persone come parte di una più ampia indagine sullo stato delle persone LGBTQIA+ nel 2025.
È comunque la prima indagine sul tema e punta una luce interessante sul fenomeno dei movimenti interni legati alle identità LGBTQIA+.
La ricerca si trova sul sito della FELGTBI+ (il link porta al pdf) e qui ti riporto alcuni dati:
- Il 13% delle persone LGTBI+ intervistate dichiara di aver sperimentato il sexilio, il 21,5% afferma di averlo preso in considerazione in qualche momento della sua vita.
- La maggior parte degli spostamenti si è verificato negli ultimi cinque anni, con un picco nel 2020 in coincidenza con la pandemia.
- L’età media delle persone sexiliadas è di 32,5 anni, un po’ inferiore rispetto alla media del resto delle persone LGBTQIA+ in Spagna.
- Il 52% delle persone sexiliadas sono uomini cis o uomini trans. Le persone trans sono particolarmente interessate dal fenomeno.
- Emerge anche una relazione tra sexilio e razzializzazione: più del 50% delle persone che si identificano come appartenenti a un gruppo razzializzato ha sperimentato il sexilio.
A completare il quadro, la consapevolezza che il sexilio è ormai un fenomeno dovuto a più cause: c’entrano il rischio di subire discriminazione o violenza nel luogo di origine, ma anche il desiderio di crescita personale e la spinta data dalle dinamiche socioeconomiche.
Il sexilio è una traiettoria geografica complessa
Uno dei focus interessanti della ricerca è quello che smonta il mito del sexilio come movimento dalle zone rurali o urbanisticamente più piccole verso le grandi città.
Il 43% delle persone sexiliadas, anzi, è partita da una grande città, il 26,9% da un altro Paese. Solo il 13,5% ha iniziato il suo sexilio partendo da un “ambiente rurale”. La destinazione, per metà delle persone sexiliadas, è stata un’altra città.
I numeri quindi dicono che il sexilio è una realtà prevalentemente urbana, con traiettorie geografiche complesse che includono migrazioni interne tra le città (capoluoghi di regione e non) e anche processi di ritorno dall’estero.
Quando sono arrivata a Barcellona tredici anni fa non conoscevo la parola sexilio, non la si usava proprio, eppure il fenomeno mi era chiaro. Lo vedevo tutti i giorni nel mio posto di lavoro, tra le persone colleghe — soprattutto italiane, erano quelle con cui lavoravo — e le amiche che avevano lasciato l’Italia anche per vivere più serenamente la loro queerness.
Barcellona è da anni una delle città europee più scelte dalle persone LGBTQIA+ che emigrano dall’Italia: questo, a prescindere dal nome che vogliamo dare al fenomeno, mi ricorda quanto sia importante raccogliere dati, capire le traiettorie, prendere spunto dai fenomeni geograficamente vicini per fare pressione politica anche nel nostro Paese.
Secondo la Rainbow Map 2025 di ILGA-Europe, l’Italia è al 35º posto su 49 Paesi europei in termini di diritti LGBTQIA+, con un punteggio del 24,41%. Il punteggio basso è legato soprattutto all’assenza di leggi nazionali che tutelino in modo strutturale le famiglie omogenitoriali, le persone trans e intersex, e che contrastino efficacemente la violenza e le discriminazioni.

Due storie di sexilio da leggere
Ho pensato a quali romanzi avessi letto che includono il tema del sexilio e mi sono venuti subito in mente questi due:
- Le cattive, di Camila Sosa Villada, tradotto da Giulia Zavagna per SUR (2021). Il romanzo che ha fatto scoprire Sosa Villada in Italia è la storia ispirata alla sua stessa vita: Camila è una travesti ripudiata dalla sua famiglia che abbandona il suo paese natale, arriva a Córdoba e si unisce alle “cattive”, le prostitute trans di Parco Sarmiento. A lei avevo dedicato anche una delle Ojalá sulla bibliodiversità.
- Stone Butch Blues, di Leslie Feinberg, tradotto da Bea Gusmano e Matu D’Epifanio per Asterisco Edizioni in seconda edizione italiana (2024). Protagonista è Jess Goldberg, una donna lesbica butch — cioè dall’espressione di genere mascolina, per dirla brevissima — che nasce negli anni ‘40 in una famiglia della classe operaia del nord degli Stati Uniti. Il romanzo, ispirato a molti eventi della vita di Feinberg, è un viaggio insieme a Jess nella seconda metà del XIX secolo, tra cultura lesbica, violenza poliziesca e presa di consapevolezza della propria identità di genere. Un vero libro di culto per la comunità queer, che merita di essere conosciuto da chiunque. Nel 2012, poco prima di morire e dopo una battaglia legale, Feinberg ha recuperato la proprietà dei diritti del libro perché voleva renderlo gratuito e accessibile ai «movimenti rivoluzionari e anticapitalisti per la giustizia sociale ed economica che mi hanno dato tanto nella vita». Per questo lo puoi anche scaricare gratuitamente in pdf dal sito della casa editrice.

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